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    STELLA
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giovedì, marzo 19, 2009
Può una giornalista stare senza stampante?
No. Ci sono le ricevute da stampare, gli articoli da archiviare, il currciulum da rifare, eccetera.
Così, come la prima stampa di ieri è uscita con la foto a colori ma senza nessuna scritta, sono uscita per mettermi alla ricerca di un negozio che mi vendesse l'inchiostro nero di una stampante che non so bene neanche io com'è.
Sono tornata mezz'ora dopo, con un pacco di Ciocchini (=biscotti del Mulino Bianco con gocce di cioccolato), ma senza inchiostro.
Tanto non avrei saputo come metterlo.
Postato da starliam
Il giovedì, marzo 19, 2009 alle 12:42 - commenti (1)
sabato, febbraio 14, 2009
Com'è che ora che sono disoccupata lavoro il triplo di quando non lo ero?
Ovviamente guadagno molto meno, ma questo è un dettaglio.
Postato da starliam
Il sabato, febbraio 14, 2009 alle 20:03 - commenti (2)
domenica, febbraio 08, 2009
Dettagli del piano "criminale" che sto preparando :D

Location: Firenze
Giorno x: 24 (forse anche 25 mattina?)

Obiettivo: dare la caccia ai fratelli Gallagher su e giù per il centro, armata di macchina fotografica, cd demo del gruppo di un mio amico, materiale per autografi e curriculum scritto in inglese.
Ora ripetete insieme a me: PAZZA!! :D

Percentuale di riuscita: pari a zero, ma mi piacciono le imprese disperate! :D
Postato da starliam
Il domenica, febbraio 08, 2009 alle 14:13 - commenti (1)
mercoledì, gennaio 28, 2009

Oscar Wilde Murder Mysteries

Si tratta di una serie di romanzi di Gyles Brandreth, in cui Oscar Wilde si improvvisa investigatore, per risolvere casi di omicidio di persone a lui note.
Ne sono usciti due, e inserisco qua le recensioni.
Il sito internet dedicato è il seguente:

http://www.oscarwildemurdermysteries.com/



Oscar Wilde e i delitti a lume di candela

"Oscar Wilde che si traveste da Sherlock Holmes: perchè no?"
Questa frase, pronunciata dal protagonista, riassume il "succo" del libro. Il protagonista è Oscar Wilde, che si trova ad indagare sulla morte del sedicenne Billy Wood. E' stato lui, infatti, a trovare il corpo dello sfortunato ragazzo, con la gola tagliata: ma la polizia non gli crede, perchè quando denuncia il fatto, il giorno dopo, del cadavere non c'è più traccia.
Oscar non vuole lasciare perdere, e inizia le sue indagini personali affiancato dall'amico Robert Sherard, con la collaborazione di Arthur Conan Doyle. Oscar è rimasto affascinato dal personaggio di Sherlock Holmes (che Conan Doyle sta dando alle stampe proprio in quel periodo), e tenta di applicare all'indagine il metodo deduttivo del famoso detective. Il tutto condito dai suoi celeberrimi aforismi.
L'autore è un gran conoscitore di Wilde, e si vede nel modo in cui descrive e fa muovere il personaggio: la storia è avvincente, si tratta né più né meno di un giallo, in cui il lettore si diverte a tentare di scoprire il colpevole (io non ci ero arrivata... non del tutto, almeno!).
Affascinante anche la descrizione della società vittoriana dell'epoca, con i suoi lati oscuri e le sue contraddizioni: la stessa società che dopo aver acclamato Oscar Wilde per anni non avrebbe esitato a trascinarlo nel fango.

Oscar Wilde e il gioco della morte

Di nuovo, un romanzo appassionante che ho letto in pochi giorni. Non avevo idea che fosse uscito il secondo romanzo della serie che vede Oscar Wilde nei panni dell'investigatore (non sapevo neanche che dopo il primo - recensito qualche pagina più indietro - ne sarebbe uscito un secondo).
E questo mi è piaciuto anche di più dei "delitti a lume di candela": è ambientato qualche anno dopo, e Oscar Wilde, durante una cena con alcuni amici, propone un gioco macabro. Ognuno di loro dovrà scrivere su un bigliettino il nome della persona che vorrebbero uccidere, e gli altri dovranno indovinare perchè.
Il gioco smette però di essere tale nel momento in cui le persone "nominate" vengono uccise davvero, e Oscar, con il suo fidato amico Robert e lo scrittore Conan Doyle, deve darsi da far per scoprire l'assassino, prima che venga anche il suo turno e quello di sua moglie: anche loro due infatti risultano nella lista di persone che altri vorrebbero uccidere.
L'autore è un grande appassionato di Oscar Wilde, e lo si vede dal modo in cui fa muovere il personaggio: è divertente vedere il dandy più famoso alle prese con una torbida vicenda da risolvere tramite l'astuzia (di cui certo non difettava); senza dimenticare le piccole eccentricità e gli arguti aforismi.
A questo punto, non posso che sperare che Gyles Brandreth voglia deliziarci ancora con i suoi "Oscar Wilde Murder Misteries".

Postato da starliam
Il mercoledì, gennaio 28, 2009 alle 19:24 - commenti
martedì, gennaio 27, 2009

Sherlock varie

Nei giorni scorsi sono stata a Londra, dove ho potuto dare sfogo alla mia recente passione per Sherlock Holmes (risalente ad agosto, quando ho letto tutti i romanzi e i racconti ufficiali) visitando la casa - museo. Si tratta di una bel fatta ricostruzione di come doveva essere la casa del famoso detective, basata sulle descrizione fatte da Conan Doyle, con tanto di statue di cera che ricostruiscono alcune scene dei libri, piccolo museo dotato di pistola di Watson, siringa ipodermica con cui Sherlock si iniettava la cocaina, fasci di lettere, oggetti personali.
Appena entrati, si viene accolti da un signore nei panni di Watson, che spiega che al momento Sherlock non è in casa, ma che puoi aspettarlo curiosando in casa sua.
Per chi volesse, è anche possibile scrivere una lettera a Sherlock (sono tutte conservate nel museo), alla quale pare rispondano spiegando che "il maestro" in questo momento è impegnato.
Ho quasi voglia di farlo (anzi, senza quasi...), poi vi posterò l'eventuale risposta.
Per chi volesse fare come me, l'indirizzo al quale spedire la propria richiesta di consulenza è questo:

Sherlock Holmes
Consulting detective
221 Baker Street
London NW1 6XE
UK

A proposito, cosa pensare del film di Guy Ritchie al momento in lavorazione? Sono curiosa, e lo andrò probabilmente a veder eil primo giorno di uscita, ma pare si tratti di un film d'azione.
Non mi fido molto delle critiche prima dell'uscita del film, ma spero che abbiano mantenuto la personalità dal "vero" Sherlock...

Postato da starliam
Il martedì, gennaio 27, 2009 alle 12:47 - commenti
domenica, dicembre 28, 2008
Ultimo giorno
Arriva sempre il momento delle scelte. E quando arriva, d solito mi faccio cogliere dai dubbi, e mi trovo a riflettere e a cambiare idea molte volte prima di compiere una qualunque scelta. Stavolta, invece, non ho avuto dubbi sul cosa rispondere. Sapevo che lo avrei fatto da quando a ogni rinnovo del contratto, lo sapevo da quando si iniziò a parlare di assunzione: l’ho sempre vista come qualcosa che non riguardava me in prima persona. E naturalmente sapevo che questa scelta avrebbe creato dubbi e stupore nelle altre persone. Stupore che neanche l’impiegato del reparto Risorse umane è riuscito a dissimulare. Posso capirlo: del resto, chi può pensare che dopo due anni e mezzo passati a lavorare come precaria in un’azienda, si possa rifiutare un’assunzione con contratto fisso?
Talmente stupito che mi sono sentita in dovere di giustificarmi “vorrei iscrivermi di nuovo all’università”. E lui ha concluso: “Del resto, ognuno fa le scelte che ritiene più opportune”.
Appunto. Ed è quello che sto rispondendo a tutti coloro che strabuzzano gli occhi e mi dicono “sei pazza, dove lo trovi un altro lavoro fisso, con la crisi che c’è, sei sempre in tempo a trovare un altro lavoro”.
Non sono d’accordo. So che sono qui appunto da più di due anni, entrata con l’immortale frase “appena trovo qualcosa di meglio mi licenzio” e non ho cercato nulla.  Ho bisogno di tempo per cercare collaborazioni e tirocini, e i mesi di disoccupazione che mi assicurano comunque un’entrata fissa fanno proprio al caso mio. Non si è trattato di una decisione presa a caldo, solo perché “non mi va”: è tutto calcolato.
Ovviamente, la sfera di cristallo non ce l’ho, e non so se riuscirò effettivamente in quello che voglio (anche se ci spero molto9. Ma a 26 anni, senza affitto o mutuo e senza figli, penso di potermi permettere di correre il rischio.
Di certo c’è che non sento quella sensazione opprimente delle scelte fatte senza convinzione totale: anzi, mi sento euforica e libera, ansiosa di iniziare a guardarmi intorno e a programmarmi la nuova vita da disoccupata.
Intanto, domani è l'ultimo giorno.
Postato da starliam
Il domenica, dicembre 28, 2008 alle 19:11 - commenti (1)
domenica, settembre 14, 2008

Pioggia di settembre

E' destino che mi prenda tutta la prima pioggia della stagione autunnale. Di solito succede perchè, dopo la torrida estate, non ho più l'ombrello portatile che di solito tengo in macchina. O l'ho tolto, o l'ho perso, o l'ho rotto; e non avendone bisogno nell'afa di agosto, mi scordo di rimettercolo quando il cielo si rannuvola.
Ieri, quindi, il "battesimo": mi reco all'inaugurazione di una mostra qua a Poggio a Caiano, incurante del cielo coperto. Appena esco dalla macchina, ecoc le prime gocce. Non ci faccio caso, pensando a una live spruzzolata: che si trasforma in pioggia torrenziale negli ultimi 200 metri da percorrere.
Come consolazione, posso dire che non ero l'unica sorpresa dal primo acquazzone. e almeno, non ero stata prima dalla parrucchiera.

Postato da starliam
Il domenica, settembre 14, 2008 alle 12:43 - commenti
lunedì, giugno 23, 2008
Jeanne Kalogridis - L'enigma della Gioconda

Ho comprato questo romanzo, sinceramente, senza aspettarmi granchè. Mi incuriosiva solo perchè ambientato nel rinascimento fiorentino, ma ero convinta che una storia di Lisa Gherardini (la famosa Gioconda) inventata dall'autrice, sarebbe stata un pacco totale.
E invece, oh, una volta iniziato, non riuscivo più a smettere! Più di 500 pagine divorate in tre giorni!
C'è tutto: amore, mistero, avventura, intrighi, le vecchie lettere scritte con l'inchiostro simpatico e gli incontri segreti in cattedrale.
E poi omicidi, congiure, rivolte popolari, carestie, amanti segrete...
Vi piace la politica? c'è anche quella.
Vi piacciono i torbidi segreti familiari? ci sono!
E l'arte? C'è!
Oltre ai personaggi principali, ce ne sono molti altri: alcuni storici (Savonarola, Leonardo, Lorenzo il Magnifico...), altri inventati di sana pianta. Le loro vicende si intrecciano intorno alla protagonista, un personaggio realmente esistito ma del quale non sappiamo nulla. Chissà chi era Lisa Gherardini del Giocondo, chi ha amato, come è vissuta. Lo sentiamo direttamente da lei, in quanto la vicenda è quasi interamente raccontata in prima persona dalla stessa protagonista.
Ovviamente va letto come un romanzo di fantasia: le uniche cose reali sono le ambientazioni storiche e politiche: ma vi assicuro che è una lettura piacevolissima. I misteri e le domande si susseguono capitolo dopo capitolo, e non riuscirete a staccarvene!

Ecco un piccolo estratto:

Infine, prese il pennello. Restai ferma a lungo, ad ascoltare il sussurro della pelliccia bagnata contro il gesso asciutto, facendo del mio meglio per non grattarmi il naso, per non fare il più piccolo movimento. Leonardo era concentrato e inaccessibile; tutta la sua attenzione era rivolta al lavoro che aveva davanti.
Guardava il mio volto, vedendone ogni curva, ogni segno, ogni ombra, ma non vedeva me. Gli chiesi: "Questo è per Piero? Lo darete a lui?"

Postato da starliam
Il lunedì, giugno 23, 2008 alle 13:11 - commenti (4)
lunedì, giugno 16, 2008

Esperienza di lettura fallimentare

Avvertimento: questo post mi è stato ispirato dalla mia ultima lettura (ancora in corso): “Una vita da lettore” di Nick Hornby. Si tratta di una raccolta di recensioni di libri e articoli sul piacere della lettura, pubblicati su una rivista nel corso degli ultimi anni.
In particolare, mi ha colpito una parte dell’introduzione: quella in cui Hornby invita i lettori a mollare senza tanti sensi di colpa la lettura di quei libri che, semplicemente, non ci piace leggere. "Vi prego - scrive - se state leggendo un libro che vi sfinisce, lasciate perdere e passate a qualcos'altro (...). Ricaverete ben poco da un libro che vi fa piangere per la pena di leggerlo. Non ve lo ricorderete e non imparerete niente; e, la prossima volta, con ogni probabilità sceglierete di guardare il Grande Fratello invece di leggere un libro".


Giusto, sono d’accordo. Tanto più che mi sono sentita chiamata in causa: io sono proprio una di quei lettori che si sente in colpa se inizia un libro e non riesce a continuare. Così il libro rimane lì, appoggiato su una mensola, con il suo bel segnalibro che sporge a ricordarmi, ogni volta che ci passo davanti, che “quello lo devo ancora finire”.
Non mi capita molto spesso, a dire la verità. Ci sono naturalmente libri che mi piacciono di più e libri che mi piacciono di meno, ma è difficile incappare nel libro che mi rimane così pesante da non riuscire a continuarlo.

L’ultima volta è successo un anno fa: e il libro è ancora lì su una mensola, con il segnalibro fermo a pagina 246. E me ne vergogno particolarmente in quanto si tratta di un capolavoro che ha fatto appassionare (e continua a fare appassionare) migliaia di persone in tutto il mondo. Ma io, ecco, proprio non ce la faccio. Sarà la traduzione italiana (scritta in una prosa non proprio agevole), o sarà che non riesco a appassionarmi alle avventure dei protagonisti (che ammetto essere anche molto simpatici). Spero che Tolkien non si offenda, ma “Il signore degli anelli” giace abbandonato sulla mensola accanto al PC.

Ho deciso di leggerlo spinta dalla curiosità per aver visto i film, che mi sono piaciuti tutti moltissimo, e me lo sono fatto prestare da un amico: per niente spaventata dalla lunghezza del tomo, ero certa che mi avrebbe presa così tanto da non riuscire a staccarmene finché non l’avessi finito. Mi sbagliavo clamorosamente. Me lo son fatto prestare da Luca, e a questo punto tanto vale che glielo renda. So che molti di voi adesso staranno pensando: "No, ma come?! Ma non è possibile che non possa piacere, è uno dei miei libri preferiti!"
Lo so, e so anche che ci sono persone che lo leggono e rileggono senza stancarsi. A quanto sembra, io mi sono stancata.

Postato da starliam
Il lunedì, giugno 16, 2008 alle 19:40 - commenti (2)
lunedì, maggio 26, 2008

ATTENZIONE
Questo post riguarda una puntata di Dottor House ancora inedita in Italia, dal titolo "Wilson's heart". Chi non vuole rovinarsi la sorpresa, eviti di leggere!

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Pensi che dovrei rischiare la mia vita per salvare quella di Amber?

Inizialmente, la prima cosa che ho pensato, è stata: “Che stronzo. Prima si è offerto lui di fare una cosa del genere, e ora si tira indietro?”
Ma House non si stava tirando indietro: era stato lui, in primis, a offrirsi di rischiare la vita sottoponendosi a quella procedura, che avrebbe potuto salvare la fidanzata del suo amico. Non può, e non ha mai pensato, di tirarsi indietro quando le parti si rovesciano ed è lo stesso Wilson a chiedere ad House di farlo, anche se prima era stato proprio lui a impedirglielo ("La Cuddy ha ragione: vai a dormire").
Ma prima le condizioni di Amber non erano così gravi: adesso peggiora sempre di più, nessuno capisce come mai, Wilson sta impazzendo dalla disperazione, è in preda alle emozioni e non riesce a ragionare con lucidità, quando si avvicina al suo amico per chiedergli una cosa così enorme.

Con una domanda così semplice e diretta (“pensi che dovrei rischiare la mia vita per salvare quella di Amber?”) House costringe Wilson a ragionare nuovamente con lucidità, a riflettere sulle conseguenze di quello che gli chiede e a decidere se è quello che vuole veramente. Dietro quella frase, c’è un discorso molto più lungo. E’ come se gli dicesse: “Pensi davvero che debba farlo? Sai che rischierò la vita: se le cose andranno male non avrai perso solo la tua fidanzata, ma anche il tuo migliore amico. E ti troverai a vivere per sempre con il rimorso di avermelo chiesto. Sei davvero sicuro di voler correre questo rischio?”
Non sta cercando di tirarsi indietro: vuole essere sicuro che Wilson sia certo di quello che gli chiese.
E vediamo che Wilson, riportato bruscamente alla realtà, che esita, trattiene il respiro, si guarda brevemente intorno: poi annuisce con la testa, senza parlare; imbarazzato nel chiedere apertamente un sacrificio così grande.
House capisce che è quello che Wilson vuole veramente e acconsente. Perché nessuno può chiedergli di rischiare la propria vita: la scelta finale spetta a lui. Ma il punto è proprio questo, ed è qui che sta la bellezza di questa brevissima scena: House non sceglie, anche se spetterebbe a lui. House lascia scegliere Wilson. Mette letteralmente la sua vita nelle mani del suo amico, perché possa utilizzarla, se vuole, per tentare di salvare la sua ragazza.

Chi ha visto la puntata sa che sarà tutto inutile, purtroppo: House rischierà sul serio la vita, ma inutilmente. e la sua amicizia con wilson ne uscirà (forse) compromessa. Perchè se lui non si fosse ubriacato, se lui non avesse telefonato a Wilson ma avesse preso direttamente l'autobus, se, se, se...
Ma niente è una fatalità più della morte di Amber, che non può essere ridotta a una colpa di House. Una serie di cause concatenate ha portato alla rovina: le pillole contro l'influenza che si sono rivelate dannose, il camion che ha centrato il bus, il fatto che anche lei si sia messa a bere... e potremmo andare avanti all'infinito.
Tutti noi sappiamo che spesso, la nostra vita è governata dalla casualità: piccoli e grandi incidenti accadono per motivi che spesso non dipendono direttamente da noi, anche se possono derivare da alcune azioni. Come quella di salire su un autobus.

E wilson lo sa. Ma tornare a casa e trovare l'ultimo biglietto di Amber ("scusa se non ci sono, sono andata a prendere House"), non sarà qualcosa che potrà dimenticare tanto presto.

Postato da starliam
Il lunedì, maggio 26, 2008 alle 22:22 - commenti (3)
cinema
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