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    STELLA
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lunedì, giugno 23, 2008
Jeanne Kalogridis - L'enigma della Gioconda

Ho comprato questo romanzo, sinceramente, senza aspettarmi granchè. Mi incuriosiva solo perchè ambientato nel rinascimento fiorentino, ma ero convinta che una storia di Lisa Gherardini (la famosa Gioconda) inventata dall'autrice, sarebbe stata un pacco totale.
E invece, oh, una volta iniziato, non riuscivo più a smettere! Più di 500 pagine divorate in tre giorni!
C'è tutto: amore, mistero, avventura, intrighi, le vecchie lettere scritte con l'inchiostro simpatico e gli incontri segreti in cattedrale.
E poi omicidi, congiure, rivolte popolari, carestie, amanti segrete...
Vi piace la politica? c'è anche quella.
Vi piacciono i torbidi segreti familiari? ci sono!
E l'arte? C'è!
Oltre ai personaggi principali, ce ne sono molti altri: alcuni storici (Savonarola, Leonardo, Lorenzo il Magnifico...), altri inventati di sana pianta. Le loro vicende si intrecciano intorno alla protagonista, un personaggio realmente esistito ma del quale non sappiamo nulla. Chissà chi era Lisa Gherardini del Giocondo, chi ha amato, come è vissuta. Lo sentiamo direttamente da lei, in quanto la vicenda è quasi interamente raccontata in prima persona dalla stessa protagonista.
Ovviamente va letto come un romanzo di fantasia: le uniche cose reali sono le ambientazioni storiche e politiche: ma vi assicuro che è una lettura piacevolissima. I misteri e le domande si susseguono capitolo dopo capitolo, e non riuscirete a staccarvene!

Ecco un piccolo estratto:

Infine, prese il pennello. Restai ferma a lungo, ad ascoltare il sussurro della pelliccia bagnata contro il gesso asciutto, facendo del mio meglio per non grattarmi il naso, per non fare il più piccolo movimento. Leonardo era concentrato e inaccessibile; tutta la sua attenzione era rivolta al lavoro che aveva davanti.
Guardava il mio volto, vedendone ogni curva, ogni segno, ogni ombra, ma non vedeva me. Gli chiesi: "Questo è per Piero? Lo darete a lui?"

Postato da starliam
Il lunedì, giugno 23, 2008 alle 13:11 - commenti (2)
lunedì, giugno 16, 2008

Esperienza di lettura fallimentare

Avvertimento: questo post mi è stato ispirato dalla mia ultima lettura (ancora in corso): “Una vita da lettore” di Nick Hornby. Si tratta di una raccolta di recensioni di libri e articoli sul piacere della lettura, pubblicati su una rivista nel corso degli ultimi anni.
In particolare, mi ha colpito una parte dell’introduzione: quella in cui Hornby invita i lettori a mollare senza tanti sensi di colpa la lettura di quei libri che, semplicemente, non ci piace leggere. "Vi prego - scrive - se state leggendo un libro che vi sfinisce, lasciate perdere e passate a qualcos'altro (...). Ricaverete ben poco da un libro che vi fa piangere per la pena di leggerlo. Non ve lo ricorderete e non imparerete niente; e, la prossima volta, con ogni probabilità sceglierete di guardare il Grande Fratello invece di leggere un libro".


Giusto, sono d’accordo. Tanto più che mi sono sentita chiamata in causa: io sono proprio una di quei lettori che si sente in colpa se inizia un libro e non riesce a continuare. Così il libro rimane lì, appoggiato su una mensola, con il suo bel segnalibro che sporge a ricordarmi, ogni volta che ci passo davanti, che “quello lo devo ancora finire”.
Non mi capita molto spesso, a dire la verità. Ci sono naturalmente libri che mi piacciono di più e libri che mi piacciono di meno, ma è difficile incappare nel libro che mi rimane così pesante da non riuscire a continuarlo.

L’ultima volta è successo un anno fa: e il libro è ancora lì su una mensola, con il segnalibro fermo a pagina 246. E me ne vergogno particolarmente in quanto si tratta di un capolavoro che ha fatto appassionare (e continua a fare appassionare) migliaia di persone in tutto il mondo. Ma io, ecco, proprio non ce la faccio. Sarà la traduzione italiana (scritta in una prosa non proprio agevole), o sarà che non riesco a appassionarmi alle avventure dei protagonisti (che ammetto essere anche molto simpatici). Spero che Tolkien non si offenda, ma “Il signore degli anelli” giace abbandonato sulla mensola accanto al PC.

Ho deciso di leggerlo spinta dalla curiosità per aver visto i film, che mi sono piaciuti tutti moltissimo, e me lo sono fatto prestare da un amico: per niente spaventata dalla lunghezza del tomo, ero certa che mi avrebbe presa così tanto da non riuscire a staccarmene finché non l’avessi finito. Mi sbagliavo clamorosamente. Me lo son fatto prestare da Luca, e a questo punto tanto vale che glielo renda. So che molti di voi adesso staranno pensando: "No, ma come?! Ma non è possibile che non possa piacere, è uno dei miei libri preferiti!"
Lo so, e so anche che ci sono persone che lo leggono e rileggono senza stancarsi. A quanto sembra, io mi sono stancata.

Postato da starliam
Il lunedì, giugno 16, 2008 alle 19:40 - commenti (2)
lunedì, maggio 26, 2008

ATTENZIONE
Questo post riguarda una puntata di Dottor House ancora inedita in Italia, dal titolo "Wilson's heart". Chi non vuole rovinarsi la sorpresa, eviti di leggere!

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Pensi che dovrei rischiare la mia vita per salvare quella di Amber?

Inizialmente, la prima cosa che ho pensato, è stata: “Che stronzo. Prima si è offerto lui di fare una cosa del genere, e ora si tira indietro?”
Ma House non si stava tirando indietro: era stato lui, in primis, a offrirsi di rischiare la vita sottoponendosi a quella procedura, che avrebbe potuto salvare la fidanzata del suo amico. Non può, e non ha mai pensato, di tirarsi indietro quando le parti si rovesciano ed è lo stesso Wilson a chiedere ad House di farlo, anche se prima era stato proprio lui a impedirglielo ("La Cuddy ha ragione: vai a dormire").
Ma prima le condizioni di Amber non erano così gravi: adesso peggiora sempre di più, nessuno capisce come mai, Wilson sta impazzendo dalla disperazione, è in preda alle emozioni e non riesce a ragionare con lucidità, quando si avvicina al suo amico per chiedergli una cosa così enorme.

Con una domanda così semplice e diretta (“pensi che dovrei rischiare la mia vita per salvare quella di Amber?”) House costringe Wilson a ragionare nuovamente con lucidità, a riflettere sulle conseguenze di quello che gli chiede e a decidere se è quello che vuole veramente. Dietro quella frase, c’è un discorso molto più lungo. E’ come se gli dicesse: “Pensi davvero che debba farlo? Sai che rischierò la vita: se le cose andranno male non avrai perso solo la tua fidanzata, ma anche il tuo migliore amico. E ti troverai a vivere per sempre con il rimorso di avermelo chiesto. Sei davvero sicuro di voler correre questo rischio?”
Non sta cercando di tirarsi indietro: vuole essere sicuro che Wilson sia certo di quello che gli chiese.
E vediamo che Wilson, riportato bruscamente alla realtà, che esita, trattiene il respiro, si guarda brevemente intorno: poi annuisce con la testa, senza parlare; imbarazzato nel chiedere apertamente un sacrificio così grande.
House capisce che è quello che Wilson vuole veramente e acconsente. Perché nessuno può chiedergli di rischiare la propria vita: la scelta finale spetta a lui. Ma il punto è proprio questo, ed è qui che sta la bellezza di questa brevissima scena: House non sceglie, anche se spetterebbe a lui. House lascia scegliere Wilson. Mette letteralmente la sua vita nelle mani del suo amico, perché possa utilizzarla, se vuole, per tentare di salvare la sua ragazza.

Chi ha visto la puntata sa che sarà tutto inutile, purtroppo: House rischierà sul serio la vita, ma inutilmente. e la sua amicizia con wilson ne uscirà (forse) compromessa. Perchè se lui non si fosse ubriacato, se lui non avesse telefonato a Wilson ma avesse preso direttamente l'autobus, se, se, se...
Ma niente è una fatalità più della morte di Amber, che non può essere ridotta a una colpa di House. Una serie di cause concatenate ha portato alla rovina: le pillole contro l'influenza che si sono rivelate dannose, il camion che ha centrato il bus, il fatto che anche lei si sia messa a bere... e potremmo andare avanti all'infinito.
Tutti noi sappiamo che spesso, la nostra vita è governata dalla casualità: piccoli e grandi incidenti accadono per motivi che spesso non dipendono direttamente da noi, anche se possono derivare da alcune azioni. Come quella di salire su un autobus.

E wilson lo sa. Ma tornare a casa e trovare l'ultimo biglietto di Amber ("scusa se non ci sono, sono andata a prendere House"), non sarà qualcosa che potrà dimenticare tanto presto.

Postato da starliam
Il lunedì, maggio 26, 2008 alle 22:22 - commenti (2)
giovedì, febbraio 07, 2008
CLOVERFIELD
Non sono un tipo “da classifiche”, ma se dovessi fare una classifica delle 5 euro e 50 peggio spese in vita mia, quelle del biglietto per questo film rientrerebbero sicuramente fra le prime cinque posizioni.
La scelta di girare tutto con la telecamera a mano, lungi dal creare tensione e immedesimazione, mi ha quasi fatto rimettere i bastoncini di pesce sulla capigliatura a cespuglio della ragazza seduta davanti a me (che non stava molto meglio, considerato che continuava a commentare: “Ma non gli si rompe mai questa telecamera?”). E’ quello che speravo anch’io, ma non gli si è mai rotta. Cosa strana, considerato che il tizio in questione combatteva contro ragni assassini, si arrampicava su grattacieli distrutti, schivava la morte per un soffio senza mai staccare una mano dalla telecamera, con una destrezza che neanche i reporter di guerra.
L’idea di fondo, come spesso accade, era anche buona: durante una festa, un invitato riprende il tutto con una piccola cinepresa. Improvvisamente iniziano ad accadere fatti strani: un boato come un terremoto, luci che si spengono, edifici che scoppiano. E’ il panico più totale, e cinque ragazzi che partecipavano alla festa (fra cui il maledetto con la telecamera, il quale vuole riprendere tutto il casino per trasmetterlo ai posteri) si trovano a percorrere una New York sotto attacco e in stato d’assedio per raggiungere una loro amica rimasta intrappolata in casa sua. La trama sembrava interessante, e poteva esserlo, se anche la spiegazione del fenomeno fosse stata un po’ più seria e verosimile (o non ci fosse proprio stata, sarebbe stato meglio), invece che ricorrere al mostro alieno spuntato da chissà dove che si diverte a staccare la testa alla Statua della Libertà e a far assalire gli abitanti dai ragni giganti suoi figli (ma sono davvero suoi figli? Da dove arrivano questi schifosi ragni giganti?  
In conclusione, alla morte dei protagonisti (e al definitivo spegnimento della telecamera) la platea ha esultato.
Postato da starliam
Il giovedì, febbraio 07, 2008 alle 14:52 - commenti (4)
lunedì, febbraio 04, 2008
Bene! Angela è riuscita a dare una parvenza d'ordine: è anche riapparso il codice ShinyStat: se lo volete, sta in fondo. Dovete scorrere tuuutta la pagina e alla fine lo trovate. Meglio di così non sono riuscita a fare, per ora.
Postato da starliam
Il lunedì, febbraio 04, 2008 alle 21:15 - commenti
domenica, novembre 04, 2007
Non sono sparita, Massi.
Mi mandi un indirizzo email funzionante?
Il fatto è che devo riuscire a sistemare tutto il blog, e non mi va di scrivere finchè non sarà tutto in ordine.
Per esempio, perchè il codice Shinystat dal template risulta, ma non è visibile?
Adesso vorrei provare a cambiare il template con uno più funzionale, ma io non lo so fare, così devo mettermi alla ricerca!
Intanto, il lavoro nel call center durerà ancora poco: il 6 dicembre mi scadrà il contratto, e molto probabilmente non lo rinnoveranno, perchè non ho accettato il passaggio a full time. Pazienza, cercherò di darmi al giornalismo cercando altre collaborazioni oltre a quelle che ho già.
Ora cerco aiuto per sistemare questo casino!
Postato da starliam
Il domenica, novembre 04, 2007 alle 17:57 - commenti (2)
sabato, agosto 18, 2007

Allora.
Devo reinserire il bottone Shiny Stat (che si è misteriosamente smaterializzato insieme alla tag board, probabilmente ho cancellato tutto insieme senza volere).
Vorrei anche modificare il template, ma io non ne sono capace (se ho davvero cancellato per sbaglio un bottone, significa che proprio non è il mio campo). Vedremo, intanto partiamo dalle piccole cose.
Che dire?
Oggi compio venticinque anni. Auguri!
Anticipazioni sul prossimo post: ho diversi racconti di telefonate prese "in diretta" dalla vita del call center Tim, nel quale sto attualmente lavorando (non so per quanto, considerato anche che non mi hanno approvato un giorno di ferie in mezzo ad altri approvati, e io ho intenzione di prendermelo comunque).
Adesso mi preparo per andare a cena con i miei amici.
A domani!

Postato da starliam
Il sabato, agosto 18, 2007 alle 19:49 - commenti (5)
giovedì, agosto 16, 2007

Ehm...

Scusate la latitanza.
Non volevo piantare il blog, e sto per tornare a riaggiornare. Diciamo che per un po' non mi sono connessa su Splinder ;)

Postato da starliam
Il giovedì, agosto 16, 2007 alle 21:52 - commenti (1)
martedì, febbraio 20, 2007

 

Leonardo di Caprio muore un po' troppo spesso, ultimamente

Postato da starliam
Il martedì, febbraio 20, 2007 alle 22:56 - commenti (4)
martedì, febbraio 13, 2007

Il Professor Piton nella nostra sede?

Settimana scorsa, giorno libero. Mi sono alzata con calma alle 10: 30 e sono andata subito alla sede dell'associazione culturale cinematografica che gestisco con M.
In due parole, la sede si trova all'interno di un centro polivalente di proprietà del comune.
Dal momento che facciamo anche lavori per la Circoscrizione (per esempio il giornalino a distribuzione gratuita) ci hanno concesso questa stanza.
E' da un po' che non ci andava, ma dovevo assolutamente vedere se erano arrivate delle fatture.

Mi faccio dare la chiave dal custode e entro nella stanza. La prima cosa che mi colpisce è che sulla scrivania non ci sono buste. Le fatture non ci sono.
La seconda, è l'armadio con le ante a vetri subito accanto alla porta: è pieno di contenitori di vetro scuro con erbe varie (leggo: tarassaco, viola, olivo, ecc), fiale e misurini di vetro, ampolle, una bilancia d'ottone, taglieri e un mortaio di marmo con pestello.
C'è anche un fornellino elettrico e svariate bottiglie d'acqua.
Rimango a bocca aperta.

La prima cosa che penso è: il Professor Piton si è impadronito del mio aramadio. La seconda, più razionale: la Circoscrizione ha organizzato un corso di erboriesteria di cui parlava da tempo. Evidentemente, hanno deciso di usare la nostra sede per preparare i loro intrugli.
Mi guardo intorno, certa di vedere schizzi multicolore su ogni superficie. Sembra tutto pulito, bene.
La terza cosa che penso è: ma la serratura di questo armadio non era rotta? Si, perchè a noi dissero che non si poteva usare assolutamente perchè la serratura era rotta e non si riusciva ad aprire. Evidentemente NON ERA rotta, se qualcun altro l'ha usato.

Ok, la posta. Perchè la circoscrizione dice di averci inviato le fatture tempo fa e queste fatture non ci sono? Chiedo al custode. Lui non sa niente. Telefono in Circoscrizione: loro le hanno mandate, forse qualuno le ha nascoste. Si, chi è che può avere interesse a rubarci le fatture?

Rientro in macchina, pensando a una strada per il ritorno libera da deviazioni. Non vedo l'ora di dirlo a M. Sarà contento.

Postato da starliam
Il martedì, febbraio 13, 2007 alle 22:37 - commenti
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